Saluto Istituzionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari in occasione dell’evento “Prima le mamme e i bambini”, organizzato da Medici con l’Africa CUAMM 15 dicembre 2012 - Interventi - holyseeforhealth

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Saluto Istituzionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari in occasione dell’evento “Prima le mamme e i bambini”, organizzato da Medici con l’Africa CUAMM 15 dicembre 2012

Pubblicato da in Interventi · 15/12/2012 10:37:41

Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma, 15 dicembre 2012

Con piacere, in qualità di Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari porto il mio personale indirizzo di saluto a tutti Voi quest’oggi presenti all’odierna cerimonia con cui viene aperto il Convegno “Prima le mamme ed i bambini” organizzato dal CUAMM.

Questa giornata, dedicata alla presentazione dei primi risultati del progetto, offrirebbe numerosi ed importanti spunti di riflessione che, purtroppo, vengono sacrificati in ragione di esigenze organizzative.
Con lo scopo di superare questo ostacolo, ma ben motivato a non lasciar cadere il prezioso insegnamento del Magistero della Chiesa e del Santo Padre sui tanti aspetti che questo progetto va ad elicitare, orienterò questo breve saluto istituzionale alla descrizione dei concetti “cardine” e “guida” secondo ed entro i quali Voi, cari Medici con l’Africa del Cuamm, dovrete orientare il vostro agire quotidiano.
Per opportuno approfondimento di questa traccia, troverete il discorso integrale sul sito internet del Dicastero all’indirizzo
www.holyseeforhealth.net.
Anzitutto, a titolo personale e del Pontificio Consiglio, desidero esprimere, unitamente al messaggio di solidarietà e gratitudine ai Medici del Cuamm, l’apprezzamento per la loro azione condotta in terra di missione e per la testimonianza che talora ha acquisito i caratteri della supplenza totale e quasi sempre quelli di integrazione sociale ed economica verso il debole, principale destinatario dell’amorevole sollecitudine che da sempre la Chiesa ha offerto nel corso dei secoli ed in maniera continuativa.
La preziosa cornice al cui interno incastonare questa iniziativa è quella della Famiglia, così come limpidamente descritta dal Santo Padre Benedetto XVI nella ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE AFRICAE MUNUS al punto 42 ove questa viene descritta come « santuario della vita » e cellula vitale della società e della Chiesa. È in essa che « si plasma il volto di un popolo, è qui che i suoi membri acquisiscono gli insegnamenti fondamentali. Essi imparano ad amare in quanto sono amati gratuitamente, imparano il rispetto di ogni altra persona in quanto sono rispettati, imparano a conoscere il volto di Dio in quanto ne ricevono la prima rivelazione da un padre e da una madre pieni di attenzione.”
Coniugata con la Famiglia, poi, è la necessità di una cultura della salute fondata sull’antropologia cristiana ove il concetto di centralità della Persona evolve e si trasforma in quello per cui “l’Ospedale è il malato”: una cultura della salute senza antropologia equivale ad una visione per cui il malato, come sempre più si osserva negli scenari europei, non è più il fine ma diventa il mezzo di una sanità “secolarizzata”, forse efficace, forse efficiente ma, sicuramente, non umana. La cultura antropologica diventa, allora, indispensabile e necessario elemento di congiunzione e di connessione affinchè si realizzi quell’immagine di “Famiglia-Santuario” che Voi, Medici del Cuamm, dovrete sempre avere presente nel vostro agire.
Nell’ambito della cornice famiglia che, gioverà ricordare, così come intesa in Africa, è realmente costituita dalle persone anziane, dagli adulti, dai giovani, dai bambini, dagli uomini e dalle donne deve essere sviluppata, e difesa, la posizione della Chiesa sugli argomenti concernenti quella che, in alcuni documenti di organismi internazionali, viene definita « salute riproduttiva delle donne ».
La posizione della Chiesa non soffre di alcuna ambiguità quanto all’aborto. Il bimbo nel seno materno è una vita umana da proteggere. L’aborto, che consiste nella soppressione di un innocente non nato è contrario alla volontà di Dio, poichè il valore e la dignità della vita umana debbono essere protetti dal concepimento fino alla morte naturale. “Dobbiamo sostenere questa posizione senza temere l’ostilità o l’impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità che ci confermerebbero alla mentalità di questo mondo. Dobbiamo essere nel mondo ma non del mondo” (Africae Munus 71).
In questo particolare ambito l’Università Cattolica dispone degli strumenti formativi idonei per aiutarci a fronteggiare la crisi di valori, il relativismo sempre più intrusivo, ingravescente e minaccioso per la sacralità della vita e la tutela della Famiglia in tutte le componenti in cui si articola. Soprattutto, si va affermando l’idea che tutto ciò che sia possibile tecnicamente trovi « naturale » e legittima applicazione nel campo medico, in ossequio ad un malinteso principio di autonomia dell’individuo la cui visione del « benessere » non può essere impedita dalla legge morale nè, tam poco, assoggettata al principio del bene comune.
Questi strumenti, come l’“Istituto Scientifico Internazionale «Paolo VI» di ricerca sulla fertilità e infertilità umana”, furono definiti dal Beato Giovanni Paolo II mezzo con cui trovare “soluzioni sempre più efficaci, nella linea dell’etica sessuale e procreativa costantemente ribadita dal Magistero”. Rifacendosi proprio a quelle parole, l’ISI, adeguatamente valorizzato e potenziato nei suoi mezzi e nelle lodevoli persone che ivi prestano la loro opera, potrebbe costituire un punto di riferimento non solo formativo ma anche, e soprattutto, educativo non solo per l’Italia ma anche, e soprattutto per l’Africa.
Desidero concludere questo mio indirizzo di saluto richiamando alla memoria quanto affermato dal Santo Padre al punto 73 dell’esortazione Apostolica Africae Munus in merito ai rapporti con gli organismi internazionali, quest’oggi anch’essi presenti: “Chiedo alle agenzie internazionali di riconoscervi e di aiutarvi nel rispetto della vostra specificità e in spirito di collaborazione. Incoraggio vivamente ancora una volta gli istituti e i programmi di ricerca terapeutica e farmaceutica attualmente in corso per sradicare le pandemie. Non risparmiate fatiche per raggiungere al più presto dei risultati, per amore al dono prezioso della vita. Possiate trovare soluzioni e rendere accessibili a tutti i trattamenti e le medicine, considerando le situazioni di precarietà! La Chiesa sostiene da molto tempo la causa di un trattamento medico di alta qualità e a minore costo per tutte le persone coinvolte ».
Collaborate ma non tradite, mai, le vostre specificità, difendete la vita dal suo inizio al suo naturale tramonto, non temiate l’ostilità e non abbiate paura del vostro essere « servitori della vita » !
A voi tutti il mio più sincero augurio di buon lavoro!

Mons. Jean-Marie Mupendawatu
Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari



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