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Intervento Opera Don Guanella 6 ottobre 2011, Roma Campidoglio

Pubblicato da in Interventi · 6/10/2011 10:57:44

Messaggio di S.E.R. Mons. Zigmunt Zomowski,
Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari
ai partecipanti al Primo Congresso Nazionale dell'Opera Don Guanella
dedicato a: "Le nuove frontiere della disabilità intellettiva: tra scienza e amore
Campidoglio, 6 ottobre 2011


Stimatissimi Membri dell'Opera Don Guanella,
Illustri Autorità,
Signore e Signori,
sono lieto di poter rivolgere ai Responsabili dell'Opera Don Guanella, agli organizzatori dell'odierno evento, ai relatori e a tutti i partecipanti a questo vostro primo Congresso Nazionale i più fervidi saluti nonché una parola di ringraziamento e incoraggiamento. Avrei voluto essere personalmente con voi in questo momento ma, sfortunatamente, altri e non rinviabili impegni non hanno permesso tale partecipazione. Ciononostante, siete presenti nel mio cuore e vi accompagno tutti con la mia preghiera.
Il tema del Vostro odierno incontro, dal significativo titolo "Le nuove frontiere della disabilità intellettiva: tra scienza e amore", affronta un problema molto attuale nonché molto complesso e impegnativo, soprattutto in una società che si prospetta nel prossimo futuro come una "società della conoscenza". Ritengo quindi utile e necessario impegnare energie e risorse per affrontare una tematica così delicata e importante e dare speranza ai nostri fratelli e alle nostre sorelle provate nel loro corpo e nella loro anima. Al riguardo, siamo in piena sintonia con lo spirito ancora oggi vivo e attuale di Don Guanella. In particolare per Voi, suoi figli, l'amore per il prossimo, soprattutto quando assume le sembianze del debole, del povero, dell'abbandonato o dello smarrito, è infatti sempre stato il senso della Vostra vita e azione. Ogni qualvolta egli bussa alla vostra porta, gli si apre e vi trova accoglienza, ospitalità e cura. Il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, assieme a tutta la Chiesa e alle comunità ove siete impegnati con la vostra Opera, vi è infinitamente grato per tutto quello che fate, quale viva testimonianza dell'amore per Dio e per il prossimo.
Nel suo Motu proprio istitutivo della Pontificia Commissione per la Pastorale degli Operatori Sanitari, divenuto in seguito Pontificio Consiglio, il Beato Giovanni Paolo II, interpretando autorevolmente la consolidata dottrina della Chiesa e gli insegnamenti del Concilio Vaticano II riassunti nella "Gaudium et Spes", riguardo alla concezione cristiana dell'uomo, osservava: «Nel suo approccio agli infermi e al mistero della sofferenza, la Chiesa è guidata da una precisa concezione della persona umana e del suo destino nel piano di Dio. Essa ritiene che la medicina e le cure terapeutiche abbiano di mira non solo il bene e la salute del corpo, ma la persona come tale che, nel corpo, è colpita dal male. La malattia e la sofferenza, infatti, non sono esperienze che riguardano soltanto il sostrato fisico dell'uomo, ma l'uomo nella sua interezza e nella sua unità somatico-spirituale. E' noto del resto come talora la malattia che si manifesta nel corpo abbia la sua origine e la sua vera causa nei recessi della psiche umana» (Dolentium Hominum, n. 2). In queste espressioni è racchiuso il profondo motivo per cui il tema del vostro Congresso riveste un interesse fondamentale per la società in quanto tale e per l'intera comunità cristiana: cercare di allargare le frontiere della disabilità in genere, e di quella intellettiva in particolare, è un compito allo stesso tempo arduo ed esaltante cui vale la pena sicuramente misurarsi, poiché ciò fa parte dei «doveri sia della giustizia che dell'amore che rientrano nelle esigenze fondamentali dell'esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana» (BENEDETTO XVI, Spe Salvi, n. 36). Parlare del dovere di giustizia e di amore significa semplicemente cercare vie e modi di calare i concetti astratti di uomo, di donna e di umanità nella concretezza dei bisogni e delle condizioni vigenti, delle esigenze immediate e delle diverse dimensioni dell'umano proprie della persona in carne e ossa che si trova dinanzi. A tal riguardo, permettetemi di rievocare le parole profondamente commoventi che il Beato Giovanni Paolo II rivolse ai disabili nella sua omelia durante la celebrazione eucaristica con loro in occasione del Grande Giubileo 2000:
«In nome di Cristo, la Chiesa si impegna a farsi per voi sempre più "casa accogliente". Sappiamo che il disabile - persona unica e irripetibile nella sua eguale e inviolabile dignità - richiede non solo cura, ma anzitutto amore che si faccia riconoscimento, rispetto e integrazione: dalla nascita all'adolescenza, fino all'età adulta e al momento delicato, vissuto con trepidazione da tanti genitori, del distacco dai propri figli, il momento del "dopo di noi". Carissimi, vogliamo sentirci partecipi delle vostre fatiche e degli inevitabili momenti di sconforto, per illuminarli con la luce della fede e con la speranza della solidarietà e dell'amore».
A maggior ragione, la disabilità intellettiva, le cui cause sono varie e la cui gravità diversificata, deve essere affrontata in tale prospettiva e con tanta convinzione e determinazione. Questo esige un impegno corale, costante, multiforme e pluridisciplinare, che permetta di prendersi cura in modo personalizzato di coloro che ne soffrono. La lunga e ricca esperienza dell'Opera Don Guanella in questo campo è un ragguardevole tesoro per la Chiesa e per la Società. Auspico di cuore che questo vostro Congresso sia l'occasione propizia per condividere tale impegno con tutti, dal momento che anche le istituzioni civili, sia a livello nazionale sia internazionale, si stanno muovendo per darsi gli strumenti legislativi ed economici al fine di meglio far fronte al problema e alleviare le sofferenze di coloro sono gravati da patologie particolarmente disabilitanti.
Con lo sguardo alla prossima Festa di canonizzazione del vostro fondatore Don Luigi Guanella, il 23 del corrente mese, concludo questo mio messaggio con l'augurio di un fecondo e proficuo lavoro; vi assicuro la mia personale vicinanza e il mio convinto incoraggiamento, mentre colgo l'occasione per affidare il vostro impegno al servizio degli ultimi alla protezione della Beata Madre di Gesù e nostra invocando su tutti voi la Benedizione di Dio, fonte di ogni grazia e consolazione.



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