Discorso di apertura di MONS. JEAN-MARIE MUPENDAWATU Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari al XIX Congresso Mondiale del CICIAMS Hallows College, Drumcondra, Dublin 9 23-26 settembre 2014 - Interventi - holyseeforhealth

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Discorso di apertura di MONS. JEAN-MARIE MUPENDAWATU Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari al XIX Congresso Mondiale del CICIAMS Hallows College, Drumcondra, Dublin 9 23-26 settembre 2014

Pubblicato da in Interventi · 7/11/2014 14:36:44

Infermieri e ostetriche cattolici ministri della vita


Eccellenza Rev.ma, Mons. Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino
Eminenti Presidenti del CICIAMS Internazionale, regionale e nazionale,
Cari Infermieri, Infermiere e Ostetriche cattolici,
Distinti ospiti,
Signore e Signori,

è una grande gioia e un onore per me rappresentare il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari in questo XIX Congresso Mondiale del CICIAMS. Vi porto i saluti e la benedizione del Presidente, l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, che mi ha chiesto di trasmettervi le sue scuse per non poter essere qui con noi quest’oggi. Egli ha promesso le sue preghiere per tutti voi e vi augura un incontro fruttuoso.
Ringrazio gli organizzatori del Congresso per l'invito rivoltomi a partecipare a queste giornate di riflessione, condivisione e apprendimento, volte a rafforzare il vostro servizio e la vostra testimonianza di infermieri, infermiere e ostetriche cattoliche. Esprimo sincera gratitudine all'Esecutivo Internazionale del CICIAMS, al Segretariato per l'organizzazione e al Paese ospitante, l’Irlanda, e in special modo all’Associazione Infermieri cattolici d'Irlanda per la grande ospitalità e l’ottima organizzazione.
Il tema scelto per questo Congresso, "Proteggere la vita familiare: il ruolo e la responsabilità degli infermieri e delle ostetriche", si colloca proprio nel momento in cui la Chiesa universale, su invito di Papa Francesco, si prepara al Sinodo su Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, che avrà luogo il prossimo mese di ottobre a Roma. Il documento di lavoro (Instrumentum laboris) osserva giustamente che " nel tempo odierno, la diffusa crisi culturale, sociale e spirituale costituisce una sfida per l’evangelizzazione della famiglia, nucleo vitale della società e della comunità ecclesiale"
[1]. Il documento individua poi diverse sfide a cui deve far fronte la famiglia: tra queste la sfida pastorale relativa all'apertura alla vita. In questa sede, vorrei affrontare proprio la questione dell’apertura alla vita, perché credo che essa sia al centro della vostra Missione di operatori sanitari cattolici, in quanto la vita generata in famiglia deve essere protetta e promossa. Le sfide alla vita ci spingono a rafforzare la nostra missione e la nostra determinazione. Infatti, come afferma Papa Francesco, noi "evangelizziamo anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possano presentarsi” [2], e che si oppongono alla verità del Vangelo.

1.  La santità della vita umana
Il primo diritto di una persona umana è la sua vita, condizione fondamentale per tutti gli altri diritti della persona
[3]. Perciò esso deve essere protetto più di ogni altro [4]. Il rispetto, la tutela e la cura giustamente dovuti alla vita umana derivano dalla sua singolare dignità. In tutta la creazione visibile essa ha un valore unico. Per capirlo in maniera più chiara facciamo ricorso alla rivelazione divina e alla missione redentrice di Cristo.
La rivelazione divina ci mostra la sacralità della vita umana che, fin dall’inizio, comporta l'azione creatrice di Dio (Gn 1, 26-27), e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine
[5]. La vita della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, è sacra e inviolabile (Gn 9,5-6), e in essa l'inviolabilità della persona umana trova le proprie espressioni primarie e fondamentali.
Inoltre, "con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo"
[6]. Il fatto che Dio abbia assunto la natura umana ci rivela il valore incomparabile di ogni persona umana e della vita umana [7]. Dio stesso si è fatto uomo in Cristo per la nostra salvezza, conferendoci così la dignità di figli di Dio. Questo intervento divino ha innalzato l'uomo ad una condizione senza pari, chiamandolo ad una pienezza di vita che consiste nella partecipazione alla vita divina, una vita che supera l'esistenza terrena. La vita terrena quindi, è fase iniziale e parte integrante dell'intero processo dell'esistenza umana. La vita umana è una realtà sacra che ci viene affidata perché la custodiamo con senso di responsabilità [8].
San Giovanni Paolo II, instancabile difensore della vita umana, afferma nell'Enciclica Evengelium Vitae che “il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù ... esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura"
[9]. Egli chiede ad ogni cattolico di essere fedele al messaggio di Gesù Cristo sulla vita umana. Ci ricorda anche che viviamo in tempi in cui è in atto un’aspra lotta tra la cultura della morte e la cultura della vita. In quanto cattolici, noi dobbiamo avere il coraggio di proclamare la cultura della vita per il bene comune della società. È nostro dovere come cattolici, ma ancor più come operatori sanitari [10].

2. Infermieri e ostetriche cattolici come custodi e servitori della vita
La Carta degli Operatori Sanitari definisce come "ministri della vita” coloro che sono impegnati nel settore sanitario
[11]. La natura delle attività degli operatori sanitari ha “l’alto valore di servizio della vita. Come tutto il personale sanitario, gli infermieri e le ostetriche cattolici sono chiamati "ad essere custodi e servitori della vita umana" [12]. Nell’assistenza e nella preoccupazione per la vita di altre persone, infermieri e ostetriche svolgono un’opera che coinvolge la prevenzione, la cura e il recupero della salute umana e la salvaguardia della vita. Prendersi cura della vita e della salute è un dovere cristiano e umano allo stesso tempo. Anzitutto, la vita e la salute sono doni preziosi di Dio e noi ne siamo solo i custodi, con il dovere di prendercene ragionevolmente cura [13]. Il prendersi cura della vita e della salute diventa così risposta a un dovere impartito da Dio.
In secondo luogo, sappiamo che la vita è un bene primario e fondamentale della persona umana. Pertanto prendersi cura della vita e della salute è un’opera veramente umana. Gli operatori sanitari, in particolare gli infermieri e le ostetriche cattolici, si dedicano a questa attività. Come afferma la Carta degli Operatori Sanitari: "Modalità primaria ed emblematica di "questo prendersi cura" è la loro presenza vigile e premurosa accanto agli ammalati. In essa l'attività medica e infermieristica esprime il suo alto valore umano e cristiano”
[14].
La Carta sottolinea inoltre che “il servizio alla vita è tale solo nella fedeltà alla legge morale, che ne esprime esigentemente il valore e i compiti”. L’operatore sanitario “attinge le sue direttive di comportamento a quel particolare campo dell'etica normativa che oggi viene denominato bioetica"
[15]. Così il Magistero della Chiesa si sforza di offrire linee guida appropriate sulle varie questioni e controversie derivanti dai progressi biomedici e dal cambiamento dell’ethos culturale. Tale Magistero bioetico è, per l'operatore sanitario, cattolico e non cattolico, fonte di principi e norme di comportamento che illuminano la sua coscienza e lo dirigono nelle sue scelte - in particolare nella complessità delle moderne opportunità biotecnologiche -, sempre nel rispetto della vita e della sua dignità.
Vorrei ora passare ad offrire una panoramica di alcune delle sfide alla vita umana, nelle varie fasi della crescita, che mettono alla prova il dovere e la missione di infermieri e ostetriche cattolici come custodi e servitori della vita. Mi limiterò a sottolinearne alcune e lascerò le altre agli esperti che parleranno più avanti, e certamente tratteranno alcuni di questi argomenti in profondità. Permettetemi di suddividere la vita umana in tre fasi principali: la fase iniziale, quella centrale e la fase del termine della vita.

3. Sfide alla vita umana nelle varie fasi
3.1 La fase iniziale (procreazione)
È la fase relativa alla generazione di nuovi esseri umani. Se deve nascere una nuova vita, allora occorre che le famiglie siano aperte alla vita. Oggi viviamo in una società che invecchia, in cui nascono sempre meno bambini e le persone anziane vivono più a lungo. Se l’aumento dell’età media delle persone anziane ci fa parlare di sviluppo positivo, il fatto che nascano sempre meno bambini avrà conseguenze drammatiche sulla società. Molti Paesi, soprattutto nelle regioni economicamente più sviluppate, hanno già creato strutture per la popolazione anziana che non esistevano nel passato. Inoltre, numerose nazioni in via di sviluppo stanno vivendo, nel processo di transizione demografica, rapidi cambiamenti per quanto riguarda il numero dei bambini. Il risultato è un incremento della percentuale di anziani e una diminuzione di quella  dei bambini.
Le cause sono molteplici, ma una certamente è la mancanza di ciò a cui il documento di lavoro per il Sinodo sulla Famiglia si riferisce come "apertura alla vita e responsabilità educativa”
[16]. L’Instrumentum Laboris evidenzia che  “in alcune zone del mondo, la mentalità contraccettiva e la diffusione di un modello antropologico individualistico determinano un forte calo demografico, le cui conseguenze sociali e umane non vengono tenute adeguatamente in considerazione. Le politiche di denatalità cambiano la qualità del rapporto tra i coniugi e la relazione tra le generazioni.” [17].  La difficoltà ad accettare l'insegnamento della Chiesa sul legame inscindibile tra amore coniugale e trasmissione della vita [18], porta a ricorrere a mezzi artificiali di controllo della fertilità - contraccettivi e aborto – che favoriscono il proliferare di una mentalità anti-vita, supportata anche da una legislazione anti-vita. Va ricordato che “l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo. Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l'accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono. L'accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco" [19].
Oggi lo sviluppo scientifico offre la possibilità di effettuare la diagnosi prenatale, consentendo alla medicina di rilevare determinare malattie fin dalla fase fetale dello sviluppo umano, al fine di mettere in atto delle cure o una prevenzione più efficaci. Senza discutere delle tecniche, vorrei sottolineare il problema morale che sorge quando questa diagnosi è diretta all'eugenetica e all'aborto. Quando si scopre una malattia, ai genitori viene chiesto di scegliere se vogliono o meno tenere il bambino. Si tratta di momenti difficili per la coppia, in cui la consulenza e il supporto del personale medico può essere molto determinante per la loro decisione come genitori e per la vita del nascituro. La domanda è: che tipo di consulenza offriamo a questi genitori turbati?
Come infermieri, e in particolare come ostetriche, voi avete il privilegio di seguire le mamme in attesa, prima, durante e immediatamente dopo la nascita. Avete la missione di diffondere il vangelo della vita, per favorire una mentalità che sia più aperta alla vita, aiutando le coppie a comprendere che “la vera pratica dell'amore coniugale e tutta la struttura della vita familiare che ne nasce, senza posporre gli altri fini del matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza d'animo siano disposti a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia”
[20]. Pertanto, è vostro dovere dotare della conoscenza adeguata e offrire una guida appropriata a quelle coppie che sono aperte alla vita e hanno bisogno di aiuto in materia di procreazione responsabile [21]. Acquistano qui particolare rilevanza le parole che Papa Francesco ha rivolto alla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici: “In questo contesto contraddittorio, la Chiesa fa appello alle coscienze, alle coscienze di tutti i professionisti e i volontari della sanità, in maniera particolare di voi … chiamati a collaborare alla nascita di nuove vite umane. La vostra è una singolare vocazione e missione, che necessita di studio, di coscienza e di umanità. Un tempo, le donne che aiutavano nel parto le chiamavamo “comadre”: è come una madre con l’altra, con la vera madre. Anche voi siete “comadri” e “compadri”, anche voi” [22].
L'esercizio della vostra professione di infermieri e ostetriche cristiani vi chiede di essere anche testimoni della fede, con un impegno generoso a sostegno della vita umana. Occorre riconoscere, infatti, che l’avanzare di una cultura della morte, nella legislazione e nei costumi, spesso inizia con la legalizzazione dell'aborto, che colpisce pesantemente l'inizio della vita per spingersi immediatamente a minacciarne la fase finale attraverso l'eutanasia
[23].  
Benedetto XVI ha osservato "l’esistenza di una mancanza di chiarezza etica nel corso degli incontri internazionali, addirittura un linguaggio confuso che veicola valori contrari alla morale cattolica”
[24]. Lo stesso dicasi di "questioni come quelle connesse con la cosiddetta “salute riproduttiva”, con il ricorso a tecniche artificiali di procreazione comportanti distruzione di embrioni, o con l’eutanasia legalizzata" [25].
Già in alcuni Paesi, gli infermieri hanno dovuto lasciare i propri luoghi di lavoro oppure si sono visti negare l’assunzione o una promozione, solo perché hanno fatto un’obiezione di coscienza rifiutandosi di partecipare a programmi a favore dell’aborto. Come individui, gli infermieri cattolici tengono fede ai valori cristiani nel difendere la sacralità e la dignità della vita umana, e hanno bisogno pertanto di essere supportati da legislatori cristiani, dalla comunità cristiana in generale e dalle Associazioni di Infermieri Cattolici, affinché le loro voci possano essere ascoltate e i loro diritti rispettati. Dobbiamo quindi adoperarci per promuovere e rafforzare le associazioni di infermieri cattolici e crearne laddove non esistono, come pure incoraggiare gli allievi infermieri a farne parte.
D'altra parte, ci sono coppie alla disperata ricerca di un figlio ma, per un motivo o un altro, i loro tentativi non hanno avuto successo. È vostro dovere come personale medico cattolico offrire loro una guida e un’assistenza corrette. "Gli operatori sanitari assolvono il loro servizio qualora aiutano i genitori a procreare con responsabilità, favorendone le condizioni, rimuovendone le difficoltà e tutelandoli da un tecnicismo invasivo e non degno del procreare umano”
[26]. Questa è una missione che possiamo compiere singolarmente, come gruppo professionale nei nostri luoghi di lavoro o come associazione, come pure a livello comunitario attraverso la pastorale familiare.

3.2  La seconda fase
Si tratta della fase relativa alla tutela e alla promozione della nuova vita umana. Qui la Carta fa una dichiarazione importante: “Dal momento in cui l'ovulo è fecondato si inaugura una nuova vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo» essere umano che si sviluppa per proprio conto”
[27]. Abbiamo pertanto davanti a noi un individuo affidato alle nostre cure, che chiede rispetto per la sua dignità e il diritto alla vita [28], e che deve essere considerato nella sua unità profonda, in quanto “ogni intervento sul corpo umano «non raggiunge soltanto i tessuti, gli organi e le loro funzioni, ma coinvolge anche a livelli diversi la stessa persona” [29]. L'attività sanitaria non deve mai perdere di vista «l'unità profonda dell'essere umano, nell'evidente interazione di tutte le funzioni corporali, ma anche nell'unità delle sue dimensioni corporale, affettiva, intellettuale e spirituale». Non si può isolare “il problema tecnico posto dal trattamento di una determinata malattia dall'attenzione che deve essere offerta alla persona del malato in tutte le sue dimensioni. È bene ricordarlo, proprio quando la scienza medica tende alla specializzazione di ciascuna disciplina.” [30]
Questa visione olistica del paziente è già affermata dalla definizione di salute dell’OMS come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità. San Giovanni Paolo II ha fatto un ulteriore passo in avanti proponendo una visione più adeguata della salute sulla base di un'antropologia che rispetti la persona nella sua interezza. “Questa visione della salute, fondata in una antropologia rispettosa della persona nella sua integralità, lungi dall'identificarsi con la semplice assenza di malattie, si pone come tensione verso una più piena armonia ed un sano equilibrio a livello fisico, psichico, spirituale e sociale”
[31].
Considerare le varie dimensioni della salute, e quindi le necessità del paziente, ci aiuta ad adottare un approccio totalmente umano nei confronti di colui che soffre, per offrire un’assistenza olistica che integri nella cura anche la famiglia del paziente. La maggior parte dei nostri pazienti, infatti, ha una famiglia alle spalle, che ha bisogno anch’essa di un’assistenza adeguata per essere in grado di sostenere il loro familiare sofferente. Spesso si ha l'impressione che la famiglia del paziente rischi di essere vista come un’intrusa, o di essere considerata un disturbo al nostro programma fitto e serrato di cure; invece dovremmo trovare il giusto modo per coinvolgerla positivamente nella cura olistica, e aiutarla ad offrire cure adeguate al loro familiare sofferente.  
Come abbiamo notato all'inizio, oggi l’aspettativa di vita è maggiore, ma ciò comporta un numero crescente di persone affette da malattie neurodegenerative spesso accompagnate da un deterioramento delle capacità cognitive. Queste persone hanno bisogno di cure e assistenza appropriate in strutture apposite, nonché in seno alle famiglie, che rimangono il luogo privilegiato di calore e vicinanza.
Papa Francesco condanna la mentalità di disprezzo nei confronti dei membri deboli della nostra società. Egli afferma che “una diffusa mentalità dell’utile, la ‘cultura dello scarto’, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un “sì” deciso e senza tentennamenti alla vita”
[32]. Per il Pontefice la nostra priorità deve essere la preoccupazione della vita umana nella sua totalità, specialmente per i più indifesi. “Nell’essere umano fragile ciascuno di noi è invitato a riconoscere il volto del Signore, che nella sua carne umana ha sperimentato l’indifferenza e la solitudine a cui spesso condanniamo i più poveri, sia nei Paesi in via di sviluppo, sia nelle società benestanti. Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo …  E ogni anziano, anche se infermo o alla fine dei suoi giorni, porta in sé il volto di Cristo. Non si possono scartare, come ci propone la “cultura dello scarto”! Non si possono scartare!” [33].

3.3 La terza fase o il termine della vita
La Carta per gli Operatori Sanitari afferma che “servire la vita significa per l'operatore sanitario assisterla fino al compimento naturale. La vita è nelle mani di Dio: Lui ne è il Signore, Lui solo stabilisce il momento finale. Ogni fedele servitore vigila su questo compiersi della volontà di Dio nella vita di ogni uomo affidato alle sue cure. Egli non si ritiene arbitro della morte, come e perché non si ritiene arbitro della vita di alcuno”
[34].
Quello dell’assistenza del morente è un argomento che richiede attenzione rinnovata e costante: il contesto culturale contemporaneo tende a rifiutare la morte e il morire, perché rappresentano, per la medicina e gli operatori sanitari, questioni a cui essi - se sono solo tecnici della salute – possono non sapere come rispondere. La persona morente viene così ingannata circa la sua condizione o emarginata, oppure si tenta di legare la morte ad eventi determinati tecnicamente – producendoli - come l’eutanasia o la morte ritardata, come nel caso dell’accanimento terapeutico; “per il medico e i suoi collaboratori non si tratta di decidere della vita o della morte di un individuo. Si tratta semplicemente di essere medico, ossia d'interrogarsi e decidere in scienza e coscienza, la cura rispettosa del vivere e morire dell'ammalato a lui affidato”
[35].
Nella vostra professione avrete a che fare con questioni che riguardano le cure adeguate da prestare ai malati terminali, i problemi di nutrizione e idratazione assistite
[36], l’offerta di cure palliative e l'uso di analgesici [37], così come le scelte del paziente e delle loro famiglie in materia di trattamento.
La crisi che la vicinanza della morte crea nella vita dei malati e delle loro famiglie spinge il cristiano e la Chiesa ad essere portatori della luce della verità, che solo la fede può proiettare sul mistero della morte. La vita deve essere celebrata ed esaltata anche e soprattutto in prossimità della morte stessa, e deve essere pienamente rispettata, protetta e assistita in coloro che stanno vivendone la naturale conclusione. Un paziente, anche se dichiarato incurabile dalla scienza, non può mai essere ritenuto non degno di assistenza.
Come ha osservato San Giovanni Paolo II: “L’atteggiamento davanti al malato terminale è spesso il banco di prova del senso di giustizia e di carità, della nobiltà d’animo, della responsabilità e capacità professionale degli operatori sanitari, a cominciare dai medici. L’interpretazione positiva della sofferenza costituisce un aiuto spesso decisivo per chi ne esperimenta il peso e diventa altissima lezione di vita per chi, accanto al suo letto, s’adopera per alleviarne l’impatto”
[38].
In particolare, “occorre dunque evangelizzare la morte: annunciare il Vangelo al morente. ... L'annuncio del Vangelo al morente ha nella carità, nella preghiera e nei sacramenti le forme espressive e attuative privilegiate”
[39].
Carità è quella presenza che dà e riceve, in cui si stabilisce con il morente una comunione che richiede attenzione, comprensione, preoccupazione, pazienza, condivisione e altruismo. Nella persona morente vediamo il volto di Cristo che soffre e muore, e che chiede amore (Mt 25, 31-40).

4.  Alcuni importanti requisiti per la missione
Per corrispondere a questa vocazione e compiere fedelmente la loro missione, gli infermieri devono prestare attenzione a determinati compiti e aspetti del loro ministero. Presenteremo ora brevemente quelli principali.

4.1 Relazione interpersonale di fiducia e coscienza
L'attività infermieristica non è solo di carattere tecnico ma comporta devozione e amore per il proprio simile, per il proprio prossimo. Essa si fonda su una relazione interpersonale, di natura particolare. È un incontro tra “fiducia” e “coscienza”, un rapporto di fiducia di un uomo bisognoso di trattamento e cura, in quanto afflitto da malattia e sofferenza, e di “coscienza” di un’altra persona che sia in grado di rispondere a questo bisogno attraverso una combinazione di assistenza, cura e guarigione
[40].
È importante perciò ricordare che nell'esercizio della vostra professione avrete sempre a che fare con una persona che vi ha affidato il proprio corpo e la propria salute, che è sicura della vostra competenza, come pure della vostra attenzione e preoccupazione. Così, per un operatore sanitario il malato non deve mai essere semplicemente un caso clinico da esaminare scientificamente, ma sempre una persona con una necessità particolare, per il quale le competenze scientifiche e professionali da sole non bastano. Una risposta adeguata alle esigenze del paziente richiede anche amore.

4.2 Competenza tecnica e professionale
La vita è il bene primario e fondamentale della persona umana, che esige rispetto assoluto. Prendersene cura è perciò un dovere estremamente importante, che richiede una preparazione adeguata e una corretta disposizione. Al fine di essere debitamente formati e non tradire la fiducia dei loro pazienti, gli operatori sanitari, e, pertanto, gli infermieri e le ostetriche, devono avere la competenza tecnica e professionale adeguata per rispondere alle esigenze dei loro pazienti.
Il continuo sviluppo e il progresso della medicina richiedono da parte dell'operatore sanitario una seria preparazione, un aggiornamento adeguato o una formazione continua, per acquisire la dovuta competenza e conoscenza
[41].

4.3 Formazione professionale etico-religiosa
Dati gli attuali progressi nel campo delle biotecnologie, i casi clinici stanno diventando sempre più complessi e problematici. Perciò la professione, la missione e la vocazione di un infermiere e di un’ostetrica richiedono una preparazione seria e una formazione etico-religiosa continua in materia di morale, in generale, e di bioetica in particolare. Ciò consentirà ai professionisti sanitari di apprezzare i valori umani e cristiani e perfezionare la loro coscienza morale
[42].
 
4.4 Compassione
In quanto infermieri cattolici voi avete il privilegio di essere al capezzale del malato e del sofferente, non solo per trattarlo come la vostra preparazione professionale può permettervi di fare, ma soprattutto per prendervi cura di loro come fratelli e sorelle nel bisogno. Essi sono il vostro prossimo in difficoltà e voi dovete essere per loro il Buon Samaritano (Lc 10, 29-37). Inoltre, prendendovi cura dei malati e dei sofferenti, voi vi prendete cura di Cristo stesso (Mt 25, 34-41).
San Giovanni Paolo II ci ricorda che “la sofferenza umana desta compassione, desta anche rispetto, ed a suo modo intimidisce”
[43]. Voi siete chiamati a offrire cure compassionevoli ai pazienti e, per questo, dovete vivere la vostra professione come una chiamata e una missione
Tradizionalmente, quella infermieristica è conosciuta come una professione altruistica e fondata sull’assistenza. Rimanere fedeli a questa visione della professione infermieristica può rivelarsi una lotta in salita nella tecnologia attuale altamente sviluppata, spesso ritenuta senza cuore e disumana. Da qui, la richiesta pressante di umanizzazione della moderna assistenza sanitaria tecnologica. È quindi molto importante ricordare che la persona umana, il malato deve essere sempre al centro delle vostre cure, della vostra missione e del vostro servizio. Voi siete chiamati a prestare un'assistenza integrale, nel pieno rispetto della sua dignità, tenendo conto delle varie dimensioni della sua salute: fisica, psicologica, sociale e spirituale. La tecnologia, che offre numerose possibilità che facilitano la vostra professione, deve rimanere uno strumento per aiutarvi a migliorare il vostro servizio a favore di altri esseri umani, dei fratelli e delle sorelle sofferenti.
Nell’Enciclica Spe salvi, Papa Benedetto XVI osserva che “la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana”
[44]. La vostra professione di infermieri e ostetriche vi consente di offrire quella cura tanto necessaria basata sulla compassione per i malati a voi affidati: sentire con loro, essere un tutt’uno con loro nei loro dolori e nelle loro gioia, nel senso della solidarietà come membri della comunità umana. In altri termini, essi esigono da parte vostra “disponibilità, attenzione, comprensione, condivisione, benevolenza, pazienza, dialogo” [45]. Si tratta di empatia personale con la situazione concreta di ciascun paziente. Essere compassionevoli, generosi e sacrificarsi in nome di Cristo, vuol dire essere Cristo per gli altri.

4.5 Difesa dei diritti
È vero che, in  pratica, gli infermieri sono più vicini ai pazienti e più consapevoli dei medici delle loro esigenze generali. Queste, che siano psicologiche, sociali o spirituali, possono essere per il paziente più importanti del problema medico che lo riguarda. Può capitare che gli infermieri si trovino in una situazione in cui devono agire come difensori del paziente. Essi possono essere divisi tra la lealtà al paziente, al medico e al manager. La difesa dei diritti è un meccanismo utile per la condivisione del potere all'interno della squadra, ma troppo spesso viene percepita in modo negativo, come una minaccia, o una critica implicita alle cure mediche. I medici però hanno bisogno di ascoltare i loro colleghi infermieri, che spesso hanno una visione più ampia delle preoccupazioni del paziente.

4.6 Preghiera
L'importanza della preghiera nel ministero di guarigione non può essere sottovalutata. Nella società secolarizzata di oggi c'è un urgente bisogno di riscoprire la dimensione terapeutica della fede. La comprensione cristiana della salute è una percezione olistica che include l’intera persona umana, in tutte le sue dimensioni: fisica, psicologica, sociale e spirituale. In realtà, l'approccio olistico alla salute riflette il ministero di guarigione di Gesù, che riguardava sempre tutta la persona e la sua trasformazione.
Molte persone si avvicinavano a Gesù durante il suo ministero pubblico, direttamente o tramite parenti e amici, chiedendogli di ristabilire la loro salute. Il Signore accoglieva queste richieste ma insisteva sempre di avere fede. “E Gesù: Dici. Se puoi! Ogni cosa è possibile per chi crede” (Mc 9, 23). Per secoli, gli uomini di fede hanno offerto preghiere per i malati, spesso con risultati sorprendenti. In tempi recenti la ricerca medica ha fornito la prova che la fede e la preghiera hanno risultati positivi per gli infermi. La Sacra Scrittura illustra la forza della preghiera, compresa quella di guarigione per i malati. Tale preghiera si fonda sulla fede e sulla fiducia in Dio. Così l'Apostolo ci esorta ad offrire preghiere di fede e non solo preghiere d’intercessione: "Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato" (Gc 5, 14-15).
Convinta del potere terapeutico della fede, la tradizione cristiana considera la preghiera uno strumento di guarigione. A questo proposito, le preghiere possono essere offerte dal malato, per il malato e con il malato. Spesso le persone chiedono la guarigione, la grazia o la capacità di accettare la malattia in spirito di fede e conformità alla volontà di Dio. La guarigione ottenuta con la forza della preghiera assume forme differenti. Potrebbe significare il recupero della salute fisica o una ri-creazione dell’armonia psicologica, sociale e spirituale del malato, anche quando non si è ottenuta la guarigione fisica completa. In effetti la preghiera aiuta a trasformare la malattia in un cammino di fede che aiuta progressivamente il malato a rafforzare il suo rapporto con Dio, ad imparare dalla debolezza e limitatezza umana, ad avere un’adesione rinnovata alle opzioni fondamentali della vita, a crescere in solidarietà con coloro che soffrono e ad approfondire la fede nella vita eterna.
È quindi lodevole che i fedeli chiedano la guarigione per se stessi e per gli altri. La Chiesa dal canto suo prega per la salute del malato nella sua liturgia. Nel celebrare il Sacramento per l'Unzione degli infermi, essa raccomanda i suoi membri malati al Signore, affinché Egli li rialzi e li salvi. “Ovviamente il ricorso alla preghiera non esclude, anzi incoraggia a fare uso dei mezzi naturali utili a conservare e a ricuperare la salute, come pure incita i figli della Chiesa a prendersi cura dei malati e a recare loro sollievo nel corpo e nello spirito, cercando di vincere la malattia. Infatti ‘rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che l'uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute’”
[46].
La preghiera deve essere ugualmente offerta per coloro che, nelle nostre comunità, si prendono cura e assistono i malati. Occorre ricordare che “l'attività medico-sanitaria è uno strumento ministeriale dell'amore effusivo di Dio per l'uomo sofferente; ed insieme opera d'amore per Dio, che si manifesta nella cura amorosa dell'uomo. Per il cristiano è continuazione attualizzatrice della carità terapeutica di Cristo, il quale passò beneficando e sanando tutti”
[47]. Il servizio reso dall’operatore sanitario è anche espressione dell’amore per Cristo, che assume il volto del fratello e della sorella sofferenti (Mt 25:31-4). Infermieri e ostetriche cattolici devono quindi accompagnare il loro lavoro con la preghiera affinché possano essere rafforzati e guidati dallo Spirito Santo per essere strumenti efficaci di questa missione.

5. Conclusione
Viviamo in tempi in cui è in atto un’aspra lotta tra la cultura della vita e la cultura della morte. Vi è infatti una diffusa crisi culturale, sociale e spirituale, che pone una grande sfida all’opera della Chiesa di evangelizzare la famiglia, culla della vita umana.
La sfida della mentalità anti-vita, tocca certamente la missione fondamentale degli operatori sanitari cattolici, come custodi e servitori della vita. Infermieri e ostetriche cattolici sono chiamati ad annunciare il Vangelo della vita e a promuovere una mentalità più aperta alla vita, offrendo alle coppie un adeguato sostegno e una guida sulla genitorialità responsabile, e proteggendo la vita umana dal concepimento al suo termine naturale. Questa è una missione che dovete realizzare come singoli cristiani, come gruppo di professionisti nei posti di lavoro, come associazione, nonché a livello comunitario con un coinvolgimento nella pastorale familiare.
Permettetemi di concludere con l’esortazione di Papa Francesco agli operatori sanitari cattolici: “siate testimoni e diffusori di questa “cultura della vita”. Il vostro essere cattolici comporta una maggiore responsabilità: anzitutto verso voi stessi, per l’impegno di coerenza con la vocazione cristiana; e poi verso la cultura contemporanea, per contribuire a riconoscere nella vita umana la dimensione trascendente, l’impronta dell’opera creatrice di Dio, fin dal primo istante del suo concepimento. È questo un impegno di nuova evangelizzazione che richiede spesso di andare controcorrente, pagando di persona. Il Signore conta anche su di voi per diffondere il “vangelo della vita”.
In questa prospettiva i reparti ospedalieri di ginecologia sono luoghi privilegiati di testimonianza e di evangelizzazione, perché là dove la Chiesa si fa «veicolo della presenza del Dio» vivente, diventa al tempo stesso «strumento di una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, 9).
Maturando la consapevolezza che al centro dell’attività medica e assistenziale c’è la persona umana nella condizione di fragilità, la struttura sanitaria diventa «luogo in cui la relazione di cura non è mestiere - la vostra relazione di cura non è mestiere - ma missione; dove la carità del Buon Samaritano è la prima cattedra e il volto dell’uomo sofferente, il Volto stesso di Cristo» (Benedetto XVI, Discorso all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, 3 maggio 2012).
Cari  - infermieri e ostetriche - voi che siete chiamati a occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede - no, no - ma di ragione, per un discorso di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. La credibilità di un sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e inviolabile. Non tralasciate mai di pregare il Signore e la Vergine Maria per avere la forza di compiere bene il vostro lavoro e testimoniare con coraggio – con coraggio! Oggi ci vuole coraggio – testimoniare con coraggio il “vangelo della vita”! Grazie tante”
[48].
_______________________________
1 Sinodo dei Vescovi, III Assemblea generale Straordinaria: le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, Instrumentum Laboris, Città del Vaticano, 2014, p. 1.
2 Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, Città del Vaticano, 2013, n. 61.
3  Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post Sinodale Chistifideles laici, 38.
4  Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 18 Novembre 1974, n. 11
4  Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae, n.53.
6  Concilio Vaticano II  Costituzione Pastorale Gaudium et Spes. 22

7  Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica
Evangelium Vitae, n.2.
8  Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2288.
9 Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae, n.1.
10 Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari,
La pastorale sanitaria e la Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della Fede, Velar, Gorle 2014, p. 43.
11 Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari,
Carta per gli Operatori Sanitari, Libreria Vaticana, Città del Vaticano 1995, n.1. D’ora in poi Carta per gli Operatori Sanitari.
12 Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae, n.89.
13 Ibid., n. 1.
14 Carta per gli Operatori Sanitari
, n.1

15 Ibid, n.6.

16 Sinodo dei Vescovi, III Assemblea generale Straordinaria: le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, Instrumentum Laboris, Città del Vaticano, 2014, n.121.
17 Ibid., n. 130
18 Cfr. Paolo VI,  Lettera Enciclica Humanae Vitae, n. 12.
19 Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in Veritate, n. 28.
20
Carta per gli Operatori Sanitari, n.15.
21 Cfr. Sinodo dei Vescovi, III Assemblea generale Straordinaria: le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, Instrumentum Laboris, n. 128.
22 Francesco, Discorso ai Partecipanti all’Incontro Promosso dalla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, 20 Settembre 2013, n.2.
23 Giovanni Paolo II, Discorso in occasione dell’anniversario di fondazione della scuola per infermieri professionali "Armida Barelli, 27 maggio 1989.
24 Benedetto XVI,  Esortazione Apostolica post-sinodale Africae Munus, n. 70.
25 Benedetto XVI, Messaggio ai Partecipanti alla XXV Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, 15 Novembre 2010.
26
Carta per gli Operatori Sanitari, n.11, v. anche nn.21-34.
27 Ibid., n 35.
28 Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, "Istruzione Dignitas Personae su alcune questioni di bioetica", 8 Settembre 2008, n. 4.
29
Carta per gli Operatori Sanitari, n.40.
30 Ibidem .
31  Giovanni Paolo II, "Messaggio per l’VIII Giornata Mondiale del Malato", n.13,  in Dolentium Hominum 42 (1999), p.9.
32 Francesco, Discorso ai Partecipanti all’Incontro promosso dalla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, 20 Settembre 2013, n.2.
33
Ibidem.

34 Carta per gli Operatori Sanitari, n. 114.

35 Carta per gli Operatori Sanitari, n. 121.
36 Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, "Risposte a quesiti della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali", 1° Agosto 2007, in AAS 99 (2007) 820.
37 Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 Maggio 1980.
38 Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale dell’Associazione "Omnia Hominis", 25 agosto 1990, n. 3.
39
Carta per gli Operatori Sanitari, n.131.
40 Cfr.
Carta per gli Operatori Sanitari, n. 2.
41 Cfr.
Carta per gli Operatori Sanitari, n. 7.
42 Cfr. Ibidem  
43 Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Salvifici Doloris, n. 4.
44 Benedetto XVI, Lettera Enciclica Spe Salvi, n. 38.
45
Carta per gli Operatori Sanitari, n. 2.
46 Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione circa le preghiere per ottenere la Dio la guarigione, n. 2.
47 Cfr.
Carta per gli Operatori Sanitari, n. 4
48 Francesco, Discorso ai Partecipanti all’Incontro Promosso dalla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, 20 Settembre 2013, n.3.



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