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Intervento di Mons. Jean-Marie Mupendawatu a Treviso 13 dicembre 2012

Pubblicato da in Interventi · 13/12/2012 10:34:15

Intervento effettuato dal Segretario del Dicastero, Mons. Jean-Marie Mupendawatu, il 13 dicembre 2012 a Treviso, nell'ambito del Convegno intitolato "La lunga storia delle malattie infettive nel Nord Italia" e organizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore presso il Centro Studi Achille e Linda Lorenzon. Ha accompagnato il Segretario il Prof.Maurizio Evangelista, Consultore dello stesso Pontificio Consiglio pro Valetudini Administris.

"Con piacere, in qualità di Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari porto il mio personale indirizzo di saluto a tutti Voi quest'oggi presenti all'odierna cerimonia con cui viene aperto il Convegno "La lunga storia delle malattie infettive nel nord Italia".
E' questa propizia occasione oltre che per ringraziare dell'invito il Pro-Rettore Vicario dell'Università Cattolica, Professor Franco Anelli, e gli organizzatori di questo interessante evento anche per alcune riflessioni che volentieri condivido con Voi, illustri convenuti cui indirizzo il mio più caloroso saluto.
Anzitutto, il significato profondo, che deve essere sempre presente, della vicinanza alla Persona ammalata ed, ancor più nel malato con malattie infettive, che vive le sue giornate in maniera gravosa non solo per la sua malattia e per l'isolamento-anche fisico-che talora è imposto, ma anche per la preoccupazione "di essere un peso" per i suoi familiari, per la società, talora per gli stessi operatori sanitari che si dedicano alle sue cure.
Le cosiddette malattie infettive hanno attraversato i millenni generando epidemie responsabili di milioni di morti ed importanti riverberi sulle strutturazioni delle società e degli Stati. Nel corso degli anni, ma soprattutto nell'ultimo secolo, molte di queste sono state debellate grazie a sempre più mirate strategie di prevenzione ed a strumenti terapeutici sempre più efficaci.
Spesso, verrebbe da dire, cambiava il nome del germe responsabile ma i devastanti effetti rimanevano gli stessi. Anticamente si chiamavano colera, peste e quant'altro; oggi la scienza si confronta con l'AIDS, la "nuova tubercolosi", la mai domata malaria e tante altre malattie di recente, o meno, comparsa.
Come un filo conduttore, sin dalla sua nascita, la Chiesa ha sempre manifestato la sua attenzione a questo aspetto della Medicina con testimonianze concrete a livello universale.
Sono testimonianze le oltre 120.000 strutture, di vario livello, che il mondo cattolico mette a disposizione in tutte le terre del mondo e con particolare riguardo per quelle più lontane e dimenticate o vessate.
Sono testimonianze concrete la quotidiana attività che il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari dedica non solo all'approvvigionamento ed alla distribuzione dei farmaci necessari ma anche all'attività, costante e non priva di ostacoli, di studio e ricerca di modelli operativi consoni al Magistero della Chiesa Cattolica ed illuminati dall'Amore per il malato, vero fine dell'attenzione degli operatori sanitari. Questi modelli operativi sono spesso adottati ad esempio e riferimento dagli Stati in cui sono realizzati. Spesso,come ad esempio in Tailandia, in Tanzania ed in altri Stati, questi Ospedali Cattolici sono l'unica risposta ai dilanianti problemi causati dall'AIDS, dalla Tubercolosi, dalla Malaria.
Sono testimonianze concrete l'alacre ed infaticabile attività di relazioni a livello degli Organismi Internazionali quali l'Onu e le sue Agenzie specializzate, che la Chiesa ed il Dicastero conducono per rendere accessibili a tutti le terapie (problema del finanziamento e della distribuzione dei farmaci) e le conoscenze che le rendono possibili (problema della proprietà intellettuale).
Ma, soprattutto, è testimonianza l'Amore oltre lo stigma, quello stigma sociale che isola l'ammalato e lo fa sentire un corpo estraneo: faccio riferimento a quel senso di solitudine che spesso viene raccontato nella moderna società ma che diventa ancora più presente nei moderni Ospedali, e nei modernissimi reparti per infettivi, perfetti nella loro "tecnicità" ma sempre più privi della dimensione affettiva che dovrebbe, invece, essere l'aspetto qualificante di ogni atto o percorso terapeutico.
La moderna ricerca ha conosciuto progressi fino a qualche anno fa impensabili, rendendo disponibili possibilità terapeutiche in grado di risolvere, o quantomeno di gestire in maniera "adeguata" patologie capaci, nel tempo, di generare disabilità non solo fisica ma, anche, psicologica e, con questa, quel senso di "inadeguatezza" che spesso accompagna in maniera crescente le diverse fasi della malattia.
Accanto al progresso tecnologico e farmacologico, però, non deve mai mancare l'attenzione globale alla persona "fragile" come può essere un malato infettivo: questa si concretizza con il senso di vicinanza che ogni operatore sanitario deve saper trasmettere al suo malato, non facendolo sentire un numero o un DRG ma rendendo concreta la situazione di un cammino condiviso, fatto di gesti, atteggiamenti, parole- magari non eclatanti- ma suggestivi di una quotidianità il più vicina alla normalità.
Ciò significa ascoltare l'esortazione, imperiosa, a non perdere di vista la persona nella sua integralità: nessuna procedura, per quanto perfetta, potrà risultare "efficace" se privata del "sale" dell'Amore, di quell'Amore che ogni vostro paziente, se lo guardate negli occhi, vi chiede.
Nella Carta degli Operatori Sanitari, edita dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, il medico è definito "custode e servitore della Vita umana", custode di un incontro tra una fiducia ed una coscienza, ovvero di una relazione in cui la fiducia di un uomo bisognevole, poiché infermo, si affida alla vostra coscienza chiedendo non solo perizia professionale ma, sempre, personale partecipazione alla propria condizione.
La fiducia di un uomo segnato dalla sofferenza e dalla malattia e perciò bisognevole, il quale si affida alla coscienza di un altro uomo che può farsi carico del suo bisogno e che gli va incontro per assisterlo, curarlo e, se possibile, guarirlo: questi è l'operatore sanitario, il buon samaritano.
Per lui, l'ammalato non deve essere mai solo un caso clinico, ma sempre un "uomo ammalato" verso cui adottare un sincero atteggiamento di "simpatia", nel senso etimologico del termine: "ciascuno di voi non può limitarsi ad essere medico di organo od apparato ma deve farsi carico di tutta la persona".
Il vostro ministero, quindi, deve essere sempre guidato dalla convinzione che il rigore terapeutico, tecnico, metodologico, economico devono essere strumento e mai, come i tempi che viviamo vorrebbero farci pensare, fine.
Il fine, quello vero, è il sorriso che vi regala un paziente perché vi siete avvicinati, perché gli avete chiesto "come stai", perché non lo avete fatto sentire un numero anonimo in un percorso finalizzato ad un arido rapporto "costi-benefici": nessun DRG "centrato" vi farà mai essere ricordati con gratitudine dai vostri pazienti, e da tutto quell'universo che gli ruota intorno e che troppo spesso oramai il "medico moderno" dimentica, se privato di quel rapporto umano che fa la differenza tra una sanità efficiente ed una sanità umana.
Da ultimo un invito a coloro che sono chiamati ad amministrare: sia, il Vostro lavoro illuminato, in ogni suo aspetto, dal faro della centralità della persona che, gioverà ricordare, è sempre fine e mai mezzo; non prevalga, nemmeno per un attimo del vostro agire quotidiano, la dimenticanza che la vita va difesa dal suo inizio fino al suo naturale tramonto e che ogni fase in cui si articola, anche quella in cui non è più possibile guarire, merita le stesse attenzioni e premure che vengono riservate alle altre. Il vostro compito, difficile ma importantissimo, è quello di consentire le migliori condizioni affinchè ognuna delle persone presenti si senta circondata da Amore, empatia, solidarietà.
Il sorriso di un degente, la serenità di una famiglia che vede il suo caro al centro della complessa struttura che voi, ognuno per il suo specifico compito, gestite per la sua vita, la condivisione percepita e realizzata: sarà per voi questo il miglior "bilancio" professionale che vi arricchirà!
Allora, cari Amici, una realtà quale quella di una struttura sanitaria in cui viene offerta al malato la migliore assistenza specialistica ma, al contempo, è presente l'attenzione di non privarlo della sua dimensione di persona, è iniziativa da approvare e di cui, magari, chiedere replica in maniera più ampia.
A tutti voi quest'oggi presenti, unitamente all'auspicio di un proficuo lavoro, giunga la mia esortazione ad avere come guida, tra le difficoltà del vostro agire quotidiano, le limpide parole del Santo Padre Benedetto XVI nell'Enciclica "Spe Salvi":...la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e con il sofferente".
Sia per voi di guida quanto affermato da Giovanni Paolo II nella "Salvifici Doloris": la dignità della persona umana non dipende certo dalla sua efficienza o da quanto essa "valga" agli occhi degli altri".
A voi tutti il mio più sincero augurio di buon lavoro!
Appendice
La persona vulnerabile, debole, ultima è la privilegiata nella visione e nell'insegnamento del Magistero della Chiesa, la Persona verso cui il Buon Samaritano (la Chiesa Universale e con essa tutte le strutture cattoliche e tutti gli Operatori Sanitari) si china per testimoniare Amore, solidarietà, condivisione e vicinanza. Bisogna, in altri termini, testimoniare quotidianamente e con i comportamenti la necessità di un sistema sanitario ANTROPOCENTRICO negando e contrastando la deriva economico centrica.
Da sempre la Chiesa ed i Suoi Ministri sono stati testimoni con il loro concreto agire di questa sollecitudine anche quando, come purtroppo accade in questi tempi particolarmente tormentati, il porre l'accento su valori universali e non negoziabili può entrare in attrito con il comune e più diffuso pensiero del profitto sopra ogni cosa.
Da sempre la Chiesa ha offerto nel corso dei secoli ed in maniera continuativa, per il tramite degli enti cattolici e degli ordini religiosi e da ventisei anni del Pontificio Consiglio, un inestimabile ed insostituibile testimonianza che talora ha acquisito i caratteri della supplenza totale e quasi sempre quelli di integrazione sociale ed economica verso il debole, principale destinatario della Sua amorevole sollecitudine.
Il messaggio di amore della Chiesa verso il debole ha attraversato i secoli conservando inalterato il suo valore e la sua attualità ed ha rappresentato un baluardo contro il mancato riconoscimento della malattia in questa particolare categoria che, è tendenza sempre più diffusa, si tenta sempre più di occultare in nome di una subdola cultura del benessere e della qualità di vita: come poter altrimenti considerare il principio per cui Il valore della vita, nella visione della Chiesa, è fondante e prioritario perché da esso discendono gli altri? Se non sei vivo, non puoi avere la necessità della salute, se non ne ammetti la necessità di tutela come un diritto neghi la difesa della dignità dell'uomo.
La Chiesa cerca di indirizzare la ricerca verso il vero vantaggio per l'umanità, purificando anche la scienza tramite la fede. "In questo modo la scienza può essere aiutata a servire il bene comune di tutta l'umanità, con particolare riguardo per i più deboli e più vulnerabili." E per indifesi si intendono anche coloro che "non hanno facile accesso alle costose cure mediche." E, ci sono anche "questioni di ordine sociale, economico e di natura politica che devono essere affrontate in modo da garantire che i progressi della scienza medica vadano di pari passo con la distribuzione giusta ed equa dei servizi sanitari. Qui la Chiesa è in grado di offrire assistenza concreta attraverso la sua vasta pastorale sanitaria, attiva in tanti paesi in tutto il mondo e diretta con particolare sollecitudine ai bisogni dei poveri del mondo."
AFRICAE MUNUS PUNTO 73. In nome della vita – che è dovere della Chiesa difendere e proteggere – e in unione ai Padri sinodali, rinnovo il mio sostegno e mi rivolgo a tutte le istituzioni e a tutti i movimenti della Chiesa che operano nel settore della sanità e specialmente dell'AIDS. Voi realizzate un lavoro meraviglioso ed importante. Chiedo alle agenzie internazionali di riconoscervi e di aiutarvi nel rispetto della vostra specificità e in spirito di collaborazione. Incoraggio vivamente ancora una volta gli istituti e i programmi di ricerca terapeutica e farmaceutica attualmente in corso per sradicare le pandemie. Non risparmiate fatiche per raggiungere al più presto dei risultati, per amore al dono prezioso della vita.[115] Possiate trovare soluzioni e rendere accessibili a tutti i trattamenti e le medicine, considerando le situazioni di precarietà! La Chiesa sostiene da molto tempo la causa di un trattamento medico di alta qualità e a minore costo per tutte le persone coinvolte.[116]



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